Tutti Muti: La lettera del maestro a Conte

Si. “Tutti muti” è la frase che può riassumere la fatica che stiamo affrontando oggi. Ma non la fatica delle mascherine, del distanziamento, dei lockdown chiamati coprifuoco per impaurirci, della crisi economica, no. Mi riferisco alla fatica di far convivere immagini contrapposte dentro la nostra anima. Questo sarebbe del resto lo scopo della psicoterapia. Si, l’arte del cambiamento, come mi piace chiamare la terapia, poggia sull’incontro tra ciò che è agli antipodi. E il coronavirus sembra mettere la corona proprio su questo bisogno primordiale della psiche. In questa ottica la frase “tutti muti”, comunque la intendiate, contiene il suo opposto… le parole sono sempre ninfe affascinanti.

Muti scrive una frase di Jung…

Non so se lo abbia fatto intenzionalmente ma penso proprio di no. “Mente e spirito poveri danneggiano il corpo” risuona in me come il vecchio adagio Junghiano che diceva che “Troppo corpo e lo spirito muore”. Allora mi sento immediatamente dalla parte del Maestro, Muti si intende, e avverto proprio il bisogno di proteggere l’arte, la musica, lo spettacolo… lo dicevamo anche nel vecchio articolo sulla prostituzione (quello di Afrodite Porneia: clicca qui ). Poi il dito, il pollice, continua lo scrolling dei social e intravede, dopo Muti, le rivolte scellerate. Allora mi ritorna l’altra parte della frase di Jung che Muti non evoca, quel “Troppo spirito e il corpo muore” che ci intima di non inflazionarci nello spirito, poiché non basta pensare di mangiare per sentirsi sazi. Insomma siamo chiamati a proteggere anche il corpo. Ma vediamo un attimo…

Muti o muti?

Le proteste sono solo scelleratezza degli italiani? No penso sia importante dire che le tante rivolte ci informano della grande fatica collettiva ma, come in molti sottolineano la grande parte degli italiani sani contro i malati, noi qui dobbiamo sottolineare la grande parte dei cittadini impegnati a non far danno e a generare soluzioni. I 100 romani e i 300 napoletani e i, forse, altrettanti torinesi non possono essere confusi con tutti noi. Non ne vorrei neanche parlare poiché ho timore che l’algoritmo faccia i suoi danni “viralizzando” ciò che fa clamore. E mentre vedo le proteste sento il Muti che è in me volersi unire e cercare di proteggere il continuare a vivere. Poi vedo vetrine di negozi rotte o altre suppellettili divelte e allora “tutti Muti” lascia spazio a “tutti muti”.

Congiunzione degli opposti

Questo è il momento più alto della vita, quello in cui gli opposti si incontrano, fin quasi a sfiorarsi. Per capire meglio l’esperienza della coniunctio oppositorum, ci basta pensare a quelle immagini doppie, quelle in cui, come nel vaso di Rubin, se guardi in un modo vedi un vaso e in un altro due volti che si osservano. Non sia ha la possibilità di contemplare le due configurazioni contemporaneamente, ma sempre e soltanto una eterna oscillazione tra le due. Vaso, volti, volti vaso. Eppure nel transito dall’una all’altra  esiste un momento in cui si è a metà, in cui si lasciano già i volti ma non si è ancora giunti al vaso. Ecco questa è l’esperienza cognitiva della congiunzione tra opposti. Quella emotiva è sostanzialmente identica. Da “Tutti Muti” a “Tutti muti”, in attesa di “TUTTI MUTI”.

Emozioni contrapposte

Le emozioni contrapposte, come quelle evocate dall’urlo dei Muti, sono sempre figlie della stessa anima. L’amore contiene l’odio, il matrimonio il tradimento, l’aggressività l’incontro, la tristezza la felicità (se volete leggete al contrario questa frase). Così similmente la lettera, o meglio quel “Tutti Muti” contiene l’intimazione al silenzio e al coprifuoco per gli scellerati  e, al contempo, la volontà di andare avanti nutrendo l’anima con l’arte. Schierarsi in modo unilaterale è un delitto nei confronti dell’anima. Questa penso sia la nostra grande fatica, quella di scoprire che l’opinione che ci siamo fatti un minuto prima, si ribalti o richieda una revisione nell’istante successivo. L’eterna “rotazio” è cio che l’anima esige e che Whitman condensava in “Certamente mi contraddico, sono abitato da moltitudini”.

Arte, creatività, Afrodite. Muti sii Mutevole

Insomma ho la sensazione che le lettere, le manifestazioni, le bombe carta siano figlie di un Puer che avverte che questo evento passerà e si porterà via tutto con se, anche quel disagio contemporaneo che c’era e che ha svelato. Si, in molti, in troppi, direi, sono ad attribuire al virus il ruolo di causa efficiente e sufficiente della sofferenza psicologica attuale, mentre il covid non causa, piuttosto evidenzia ciò che era appena sotto il pelo dell’acqua, qualche invasato direbbe “che era inconscio”. E quando andrà via non trascinerà con se ciò che, in vero, appartiene a noi. Allora arte e creatività, sotto l’egida della generativa Afrodite, sono gli strumenti con cui pensare nuovi modi di vivere, nuovi modi di socializzare, commerciare, parlare. Ecco L’urlo dei Muti forse dovrebbe contenere questo proiettarsi su ciò che sarà e non nel difendere ciò che è stato.

La psicoterapia degli opposti

E noi dobbiamo continuare a oscillare. Siamo chiamati a indignarci e protestare per poi avvertire il bisogno ammutolire le proteste; siamo chiamati a portare la mascherina e poi magari delicatamente con due dita calarla, alla giusta distanza, per mostrare il volto e il sorriso con garbo, come si faceva un tempo col cappello levandolo al cospetto di una signora. Siamo chiamati a essere al tempo stesso contenitori dell’odio verso chi governa e della gratitudine per il peso che ha su di se. Siamo chiamati a deridere la Ferragnez e a sentirla sorella e fratello e quindi zii dei nostri figli. Insomma siamo chiamati a sostare nel mezzo, “divenire ciò che sta nel mezzo” diceva Jung, “Entertaining ideas” diceva Hillman. Mentre io, anche se non sono sicuro della etimologia, ne invento una nuova? Ma si, con un po’ di creatività e intuizione direi che “mutare” e “ammutolire”, non me ne vogliano i filologi, hanno la stessa radice, Muti. E direi che buona parte di noi, mi riferisco a tutti quelli che non finiscono sui media, sta proprio facendo questo con coraggio, cambia in silenzio… muta muto come Muti.    

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Info sull'autore

Luca Urbano Blasetti

Psicologo e Psicoterapeuta; Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica sul tema Creatività e sue componenti dinamiche; Responsabile del Centro Emmanuel per Tossicodipendenti di Rieti presso cui cura diversi progetti regionali; autore di diverse pubblicazioni psicologiche; lavora nel suo studio.

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