La notte stellata di Van Gogh e il “grande errore”




Parto da un grossolano errore che riguarda La notte stellata di Van Gogh, ma non solo. 

Quando si analizza un quadro si tende ad evitare il soggetto che ha dipinto il quadro. Diamo alle immagini interpretazioni che l’artista probabilmente non ha mai pensato.

Io credo invece che sia importante partire dalle sue emozioni e parole.

Molti dicono che nei quadri di Van Gogh c’è sofferenza. In realtà Van Gogh racconta un sentimento di felicità.

Theo, sono molto felice quando dipingo e posso dirlo dopo non aver fatto altro nell’ultimo anno. La mia vera carriera nella pittura sta iniziando ora. Non pensi che dovrei seguire questa passione? [Vincent Van Gogh, Lettera a Theo]

Vincent era molto felice quando dipingeva, quindi la sua sofferenza era al di fuori dell’arte. 

Perché una persona che si sente felice mentre dipinge dovrebbe trasmettere sofferenza? In un quadro si porta l’emozione di quel momento. 

Inoltre l’etimologia della parola “felice” significa “produco”. Vincent Van Gogh si sentiva produttivo e fecondo solo quando dipingeva.

Con un quadro vorrei poter esprimere qualcosa di commovente come una musica [Vincent Van Gogh, Arles, 3 settembre 1888]

Van Gogh voleva commuovere attraverso i suoi quadri, e sicuramente ci è riuscito. Pensare Van Gogh come il pittore pazzo e maledetto che dipingeva la sua sofferenza, significa ignorare completamente le sue parole.

Il quadro che ci ha commosso di più del pittore olandese è La notte stellata. 

Come mai? In questo articolo ho provato a rispondere a questa domanda. 

La notte stellata [1889]
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È il 1889 e Vincent Van Gogh, dopo l’episodio dell’amputazione dell’orecchio, si trova nella clinica psichiatrica di Saint-Paul-de-Mausole, vicino a Saint-Rémy de Provence.

In particolare ci troviamo nella notte tra il 18 e il 19 Giugno del 1889: nasce De sterrennacht di Van Gogh, ovvero La Notte Stellata. 

Un’altra data plausibile è il 23 Maggio dello stesso anno, all’incirca un mese prima. Tuttavia poco importa perché Van Gogh individua quel periodo come il momento in cui la stella del mattino è più grande (identificata all’epoca come Venere).

Il dipinto, dopo la morte di Vincent avvenuta un anno dopo, passò di proprietario in proprietario fino all’acquisizione definitiva del MoMa di New York [Museum of Modern art] nel 1943.

Questo quadro rappresenta una parte specifica della Psiche individuale di Van Gogh che ci commuove, ovvero che ci mette in movimento

Scopriamola insieme.

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La notte
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Spesso ho l’impressione che la notte sia molto più viva e riccamente colorata del giorno.  [Vincent Van Gogh]

La notte è una parte della psiche in cui la luce sparisce. Infatti l’etimologia di notte significa proprio sparire, perire o esser dannoso.

Vincent si trova in un momento di privazione, nel quale qualcosa non c’è. In questo caso la luce: una sorta d’inverno dell’anima. 

In mitologia esistono due tipi di notte: Nyx, la notte terrestre e della generazione; ed Erebo ovvero la notte oscura e infernale. 

Kerény si domanda: Non convivono forse in noi la notte della generazione e la notte della morte?

Vincent Van Gogh in questo quadro si ispira alla notte terrestre, la notte che osserva dalla finestra della clinica e la rappresenta così come la sente.

In questo momento di sparizione [etimo notte] Vincent cerca la luce nella notte. 

Solo la notte cupa rivela ai miei occhi le stelle [Walt Withman]

La notte di Van Gogh è una sterrennacht, quindi ha come funzione quella di rivelare le stelle. Nello specifico rivela la luce attraverso le stelle. 

Perché Vincent ha l’esigenza di dipingere una notte stellata?




Le stelle
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Ho un terribile bisogno – devo dirlo – di religione. Allora esco di notte per dipingere le stelle [da una lettera a Theo]

Il bisogno di religione in Van Gogh è vicino all’esperienza della ricerca di stelle nella notte. 

L’etimologia di Religione è aver cura, cura riguardosa, considerazione.

È il bisogno di cura che spinge Van Gogh ad entrare nella notte.

Questo è un sentimento che possiamo comprendere molto bene. Quando siamo in difficoltà e abbiamo bisogno di cure (dell’anima), l’unica strada che possiamo prendere è quella della notte, ovvero quella del mondo infero (come suggerisce James Hillman, il padre della Psicologia Archetipica).

Il senso della psicologia è proprio questo: prendersi cura di sé stessi attraverso la notte. Bisogna attraversare la notte per vedere le proprie luci.

Per i viandanti e gli uomini di mare le stelle sono sempre state un punto di riferimento per orientarsi nel buio della notte. Le stelle ci parlano dell’infinito, dell’illusorio, di ciò che è dentro di noi ed è fatto della loro stessa materia. Quando perdiamo qualcuno, alziamo lo sguardo al cielo e nell’ammiccante luce di una stella ritroviamo l’anima del defunto. [Il libro dei Simboli, Ed.Taschen p.18]

Le stelle ci parlano di infinito in quanto non è possibile contarle.

Le stelle ci parlano di illusioni perché ciò che noi vediamo quando guardiamo il cielo, non è ciò che è ora, ma ciò che è stato milioni e miliardi di anni fa. Le stelle ci raccontano di un passato che non esiste più.

Le stelle ci dicono chi siamo. L’astrologia, è la forma di psicologia più antica che conosciamo.

L’astrologia ha stabilito una relazione tra cielo esterno e cielo interno. Il destino era “scritto nelle stelle”. L’heimarmene, il “governo delle stelle”, indicava i comportamenti inconsci inalterabili e determinati. [Il libro dei Simboli, Ed. Taschen p.18]

Vincent Van Gogh stava cercando una cura, una religione. Per trovarla è entrato nella notte profonda e si è fatto guidare dalle luci delle stelle. 

In questa notte, in particolare, c’è una luce più forte delle altre che ispira Van Gogh: Venere. 

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Venere
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Venere è la stella più brillante del quadro e si trova quasi al centro dell’opera. La ricerca della religio passa attraverso di lei. 

Venere, o la greca Afrodite, è la dea dell’umidità, della fantasia e del corpo. 

Spesso l’Io preferisce rimanere asciutto perché allora ha il pieno controllo; vogliamo evitare di essere colti alla sprovvista dal sentimento, cerchiamo i modi per moderare i nostri sentimenti e incanalare le loro correnti. [Thomas Moore, Pianeti interiori, p.169]

Lavorare con Venere significa abbandonare la razionalità del diurno ed entrare nel mare dell’anima, nella foresta oscura, abbandonando la presunzione di razionalità che ci accompagna. 

Thomas Moore ci dice che seguire Venere psicologicamente significa entrare nella numinosità e tentare di rispondere alla domanda “da dove vengo”?

Ritorna quindi prepotentemente la domanda più importante che ha spinto il pittore a rappresentare la notte stellata: da dove vengo? 

Il quadro di Van Gogh ci suggerisce che la risposta a questa domanda deve passare attraverso l’abbandono della razionalità e dell’Io, perdendosi nelle oscure notti dell’anima alla ricerca di stelle. 




Conclusioni
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Sarebbe interessante, oltremodo sconvolgente, scoprire Vincent Van Gogh come una persona razionale. In questo caso, avremmo potuto leggere la sua follia umida e venerea come un sintomo che irrompeva gli scudi di questa sua eccessiva razionalità.

Sappiamo però che la creatività di un artista porta con sé un messaggio collettivo.

Come accennavo all’inizio dell’articolo, questo è uno dei quadri più “cliccati” del web. È un quadro che commuove tutti. 

La mia ipotesi è che ci commuove per questo motivo: ognuno di noi è alla ricerca di una risposta alla domanda “da dove vengo”? Ognuno di noi passa attraverso la propria notte dell’anima per cercare le proprie stelle. 

James Hillman, in Follia rosa [Figure del mito], ci ricorda che, in questo periodo storico, Venere – con la sua fantasia, umidità e irrazionalità – è gravemente trascurata.

Se fosse toccato a voi di essere rinchiusi da centinaia di anni in uno sgabuzzino per volontà di preti, filosofi e donne morigerate, che amano la religione più del proprio corpo, che cosa fareste, per avvertire i mortali che siete ancora vibranti di vita e di salute? [J.Hillman, Figure del mito, p.179]

Il messaggio della Notte Stellata di Vincent Van Gogh è che Venere deve tornare ad essere protagonista.

Soffriamo di un ipertrofismo dell’Io, che preferisce di gran lunga rimanere asciutto piuttosto che bagnarsi nelle acque veneree dell’anima.

Pertanto il quadro di Van Gogh è un sintomo della società moderna, ed è per questo motivo che proiettiamo sofferenza nella Notte Stellata.

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